Curiosità

Lo sapevi che…?

Marilyn Monroe fu la prima “Regina del Carciofo” (Artichoke Queen) nel 1949 al “Festival del Carciofo” (Artichoke Festival) che tutti gli anni si celebra a Castroville in California.

Marilyn Monroe "Regina del Carciofo" 1949
Marilyn Monroe            “Regina  del Carciofo” 1949

Fonti attendibili attestano che la prima coltivazione italiana del carciofo sia avvenuta in Sicilia, nel primo secolo. La Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma quasi sicuramente si trattava del cardo selvatico. Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia.

Nella pittura europea rinascimentale, il carciofo è rappresentato in diversi autori tra i quali: L’ortolana di Vincenzo CampiCucina di Floris van SchootenNatura morta di asparagi, carciofi, limoni e ciliegie di Blas De LedesmaL’estate e Vertumnus di Arcimboldo.

Vertumnus di Arcimboldo
      Vertumnus di Arcimboldo

Pablo Neruda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, scrisse il poema Oda a la Alcachofa (“Ode al carciofo”), che è parte della raccolta Odas Elementales.

Pablo Neruda Premio Nobel 1971
                                   Pablo Neruda – Premio Nobel per la Letteratura nel 1971

“Ode al carciofo” di Pablo Neruda
Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.

 

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